4) Dostoevskij. Dalla libert al dispotismo.
Dostoevskij ci presenta in questa lettura la teoria di Sigaljov,
secondo la quale partendo dall'esigenza del massimo di libert si
deve inevitabilmente arrivare al massimo di oppressione. Il
filosofo mette in evidenza la dimensione dialettica della realt
umana, in cui spesso la conclusione contraddice l'idea di
partenza.
F. M. Dostoevskij, I demoni (vedi manuale pagina 226).

 Sigaljov continu.
Avendo dedicato la mia energia allo studio del proclama
dell'ordinamento sociale della futura societ, con la quale sar
sostituita la presente, son giunto alla convinzione che tutti i
costruttori di sistema sociali, dai tempi pi antichi fino al
nostro anno 187..., sono stati dei sognatori, dei favolisti, degli
sciocchi che contraddicevano se stessi, che non capivano
assolutamente nulla della storia naturale e di quello strano
animale che si chiama uomo. Platone, Rousseau, Fourier sono
colonne d'alluminio, tutto ci va bene forse per i passeri, e non
per la societ umana. Ma siccome la futura forma sociale 
indispensabile proprio ora che tutti, finalmente, ci accingiamo ad
agire per non esitare pi, io propongo il mio proprio sistema
dell'ordinamento del mondo. Eccolo! batt sul quaderno. Avrei
voluto esporre alla adunanza il mio libro in forma possibilmente
abbreviata; ma vedo che occorrer aggiungere ancora una quantit
di spiegazioni a voce, e perci tutta l'esposizione esiger,
almeno dieci sere, secondo il numero dei capitoli del mio libro.
(Si ud qualche risata.) Inoltre dichiaro fin da ora che il mio
sistema non  finito. (Altre risate.) Mi sono imbrogliato fra i
miei propri dati, e la mia conclusione  in diretta contraddizione
con l'idea iniziale, da cui parto. Partendo da un'assoluta
libert, concludo con un assoluto dispotismo. Aggiunger, per,
che tranne la mia soluzione della formula sociale non ce ne pu
essere nessun'altra.
[...].
Non  questo, signori, s'intromise, alla fine, lo zoppo. In
generale parlava con un certo sorriso come ironico, cos che,
magari, era difficile distinguere se parlasse sul serio o
scherzasse. Qui, signori,  un'altra cosa. Il signor Sigaljov 
troppo seriamente votato al suo problema ed inoltre  troppo
modesto. A me il mio libro  noto. Propone, in forma di soluzione
finale della questione, la divisione dell'umanit in due parti
disuguali. Una decina parte riceve la libert della personalit ed
ha un diritto illimitato sugli altri nove decimi. Questi devono
perdere la personalit e trasformarsi come in una specie di gregge
e per mezzo d'un'illimitata obbedienza raggiungere attraverso una
serie di rigenerazioni l'innocenza primordiale, qualcosa come il
paradiso primordiale, sebbene, del resto, debbano anche lavorare.
Le misure proposte dall'autore per togliere ai nove decimi
dell'umanit la libert e per trasformarla in gregge per mezzo
della rieducazione d'intere generazioni, sono assai notevoli,
fondate su dati naturali ed assai logiche. Si pu non convenire
con certe deduzioni, ma  difficile dubitare dell'intelligenza e
delle cognizioni dell'autore. Peccato che la condizione delle
dieci sere sia perfettamente incompatibile con le circostanze; se
no, si sarebbero potute sentire molte cose curiose..
[...]
Ha del buono nel suo quaderno, continuava Verchovjenskij,
approva lo spionaggio. Secondo il suo sistema ogni membro della
societ vigila sull'altro ed  tenuto a denunciarlo. Ciascuno
appartiene a tutti, e tutti a ciascuno. Tutti sono schiavi, e
nella schiavit sono eguali. Nei casi estremi c' la calunnia e
l'omicidio, ma sopra tutto l'eguaglianza. Per prima cosa si
abbassa il livello dell'istruzione, delle scienze e degli ingegni.
L'alto livello delle scienze e degli ingegni  accessibile solo
alle doti superiori: non occorrono le doti superiori! Le doti
superiori non possono non esser dispotiche ed hanno sempre
corrotto pi che non giovato; vengono scacciate o soppresse. A
Cicerone si taglia la lingua, a Copernico si cavano gli occhi,
Shakespeare viene lapidato, ecco lo sigaliovismo! Gli schiavi
devono essere uguali: senza dispotismo non c' ancora stata n
libert, n eguaglianza, ma nel gregge ci deve essere
l'eguaglianza, ed ecco lo sigaliovismo! Ah, ah, ah, vi riesce
strano? Io sono per lo sigaliovismo!.
Stavrogin cercava d'affrettare il passo e di arrivar pi presto a
casa. Se quest'uomo  ubriaco, dove mai ha fatto in tempo ad
ubriacarsi? gli veniva in mente. Possibile che sia il cognac?.
Sentite, Stavrogin: livellare le montagne  una buona idea, non 
ridicola. Io sono per Sigaljov! Non occorre l'istruzione, basta
scienza! Anche senza la scienza baster del materiale per mille
anni, ma bisogna adattarsi all'obbedienza. Al mondo manca una cosa
sola, l'obbedienza. La sete dell'istruzione  gi una sete
aristocratica. Non appena c' la famiglia o l'amore, ecco gi
anche il desiderio della propriet. Noi faremo morire il
desiderio: spargeremo le sbornie, i pettegolezzi, le denunce;
spargeremo una corruzione inaudita; spegneremo ogni genio nelle
fasce. Tutto allo stesso denominatore,, l'eguaglianza perfetta.
"Noi abbiamo imparato un mestiere, e siamo gente onesta, non
abbiamo bisogno di nient'altro", ecco la recente risposta degli
operai inglesi. E' indispensabile solo l'indispensabile, ecco
l'impresa del globo d'ora innanzi. Ma occorre anche la
convulsione; a questo penseremo noi, dirigenti. Gli schiavi devono
avere dei dirigenti. Piena obbedienza, piena assenza di
personalit, ma una volta ogni trent'anni Sigaljov scatena anche
la convulsione, e tutti cominciano a un tratto a divorarsi l'un
l'altro, fino a un certo punto, unicamente per evitar la noia. La
noia  una sensazione aristocratica; nello sigaliovismo non ci
saranno desideri. Il desiderio e la sofferenza  per noi, e per
gli schiavi c' lo sigaliovismo..
F. M. Dostoevskij, I demoni, Garzanti, Milano, 1977, volume
secondo, pagine 406-407, 408, 422-423.
